PROGETTI | NUOVO SPAZIO DI CASSO E TWO CALLS

Torniamo a parlare di Dolomiti Contemporanee (il loro Progetto Borca è stato descritto qui):  tra Prealpi Bellunesi e Dolomiti Friulane con il progetto per il nuovo spazio di Casso, l’ex scuola elementare, chiusa per i danni provocati dal disastro del Vajont, ritorna a nuova vita.

La diga del Vajont vista dalla frazione di Casso.
La diga del Vajont vista dalla frazione di Casso.

L’ex scuola elementare della frazione di Casso è stata chiusa nel 1963 in seguito ai danni provocati dall’alluvione del torrente Vajont, dovuta alla frana del monte Toc e che coinvolse i paesi di Erto e Casso, vicini alla riva del lago, arrivando poi, con il superamento della diga, agli abitati del fondo valle veneto, costando la morte di 1.910 persone.

L'ex scuola elementare di Casso restaurata e riattivata per un nuovo utilizzo da Dolomiti Contemporanee.
L’ex scuola elementare di Casso restaurata e riattivata per un nuovo utilizzo da Dolomiti Contemporanee.

L’edificio è stato completamente restaurato dall’architetto Valentino Stella e, aperto nel 2012, è stato trasformato da Dolomiti Contemporanee in un centro sperimentale per la cultura contemporanea della montagna, che agisce come motore culturale sul territorio del Vajont attraverso le arti visive, operando una rigenerazione e rinnovazione attiva sul luogo e la sua cultura. Dolomiti Contemporanee nuovamente dimostra la capacità dell’arte e della cultura di rimarginare le ferite tragiche del territorio alpino e riattivare siti di grande potenziale, altrimenti destinati all’abbandono.

L'ex scuola elementare di Casso restaurata e riattivata per un nuovo utilizzo da Dolomiti Contemporanee.

L'ex scuola elementare di Casso restaurata e riattivata per un nuovo utilizzo da Dolomiti Contemporanee.

Il nuovo spazio espositivo di Casso è aperto e visitabile da luglio a novembre, e ospita esposizioni di arte contemporanea e altri eventi e attività, tra cui il concorso artistico internazionale Two Calls for Vajont.

Alle arti visive è dunque affidato un compito importante: si tratta di interagire responsabilmente con la vita e la storia di questo luogo critico, generando per esso una serie di nuove immagini. queste immagini hanno la funzione di traguardare il passato, consentire un presente, ammettere un futuro.

Lo Spazio- le esposizioni

Nuovo Spazio di Casso - Opening di Bilico - L'interno dello spazio di Casso, riaperto dopo 49 anni
Nuovo Spazio di Casso – Opening di Bilico – L’interno dello spazio di Casso, riaperto dopo 49 anni
Michele Bazzana – Ludovico Bomben e Marina Ferretti – Sistema di arrampicamento – photo G. De Donà
Michele Bazzana – Ludovico Bomben e Marina Ferretti – Sistema di arrampicamento – photo G. De Donà

La prima esposizione ad inaugurare lo spazio di Casso, intitolata Bilico, ha ospitato opere di artisti come Matteo Attruia, Michele Bazzana, Ludovico Bomben e Martina Ferretti, Luca Chiesura e altri. Il titolo di questa prima mostra prende ispirazione dalle caratteristiche di questo particolare sito: così come la frazione di Casso appare arroccata su un versante inclinato instabile, così è in bilico tra un passato segnato da un evento tragico e un futuro plausibile, ancora da costruire. Si tratta di una realtà alla difficile ricerca di un equilibrio e di una nuova identità nel presente. Tra le opere presentate: Sistema di arrampicamento, installazione piana di Ludovico Bomben e Marina Ferretti, dove lo sviluppo rampicante della natura, riprodotto con un segno grafico attraverso una mappatura crea un sistema di risalita in attesa di riempimento, manifestando la ramificazione dei percorsi e delle possibilità che la natura, l’uomo, possono intraprendere.

L’ultima mostra ospitata dal nuovo spazio di Casso, nel luglio 2017, La lama di Procopiocon artisti come Pratchaya Phinthong, Michael Sailstorfer, Marko Tadić, Ode de Kort, realizzata in collaborazione con la collezione AGI di Verona.

La lama di Procopio. Ode de Kort, Untitled#1, 2014. Photo Nicola Noro
La lama di Procopio. Ode de Kort, Untitled#1, 2014. Photo Nicola Noro

Le opere escono dai circuiti abituali, talvolta sclerotizzanti, per salire alla montagna, e affrontare le sue pareti, le sue durezze, i suoi crinali, le sue frane. Per concepire nuove immagini e paesaggi, per rinnovare le terre dell’uomo, che stan dentro alle loro menti e nel cuore.

Le informazioni riguardanti la mostra inaugurata il 5 agosto verranno trasmesse sul sito dedicato al progetto Two Calls e sul sito ufficiale di Dolomiti Contemporanee, oltre che sulla rispettiva pagina Facebok.

Il concorso- Two Calls

Il concorso Two Calls for Vajont, inaugurato dal 2014, è finalizzato alla realizzazione di un’opera di arte contemporanea per la facciata sud del Nuovo Spazio di Casso, a call for a wall, e di un’opera permanente sulla diga del Vajont, a call for a line.  Il doppio concorso mira alla conversione di un luogo legato nell’immaginario collettivo alla tragedia del 1963 in un cantiere attivo per nuove proposte artistiche e culturali: da immagine della tragedia a spazio proiettato nel futuro, attraverso opere e dibattiti che riflettono in modo responsabile sulla tragedia e mirano a definire una nuova identità per il territorio.

La convinzione basilare, che è alla base del concorso, è che questi luoghi (l’area del vajont) non debbano, per l’eternità, incarnare e rappresentare esclusivamente la storia di quel dramma, e che sia invece necessario, precisamente qui, decidere responsabilmente di dire qualche cos’altro, di portare, proprio qui, altre parole, ed immagini, di senso.

Michele Bazzana, ricet, proposta per a call for a line
Michele Bazzana, ricet, proposta per a call for a line

Con a call for a line, il versante friulano della diga, che fino ad ora non è potuto essere altro che un luogo chiuso e fermo, simbolo della morte dell’inondazione, unico monumento emblematico di questa storia, come un’enorme lapide di cemento, è chiamato ad assumere nuove forme e significati: forte di un simbolismo tragico, può diventare chiave di una rinascita identitaria: “l’arte viene ora alla diga, per aprirla”. Agli artisti partecipanti è richiesto di progettare un’opera permanente che indichi il livello dell’acqua all’interno del bacino nel 1963, che si trovava al di sotto del coronamento attuale di circa 20 metri. Si tratta di una linea lunga 180 metri, lungo il corpo convesso del muro di cemento della diga, che sta agli artisti interpretare e narrare, senza limitazioni riguardo ai media e alle tecniche impiegate.

Andrea Nacciarriti, 90° CW
Andrea Nacciarriti, 90° CW

Il progetto vincitore di a call for a line 2017, 90° cw di Andrea Nacciarriti,  ribalta la percezione dello spazio della valle, determinato dalla diga che ne oscura il fondale, realizzando una linea in led verticale sul muro di cemento per tutta la sua altezza, illuminata dal tramonto all’alba. Questa linea infatti ridefinisce il movimento naturale del paesaggio, tracciando una spaccatura ideale sulla valle e riproponendone la configurazione naturale.

Daniela di Maro, Riflessione estatica, per a call for a wall
Daniela di Maro, Riflessione estatica, per a call for a wall
Daniela di Maro, Riflessione estatica, per a call for a wall
Daniela di Maro, Riflessione estatica, per a call for a wall

Il sito del cantiere di a call for a wall è invece il nuovo spazio di Casso. Agli artisti è richiesto di realizzare un’opera in neon per la facciata sud dell’edificio, rivolta verso il monte Toc e la deriva della sua frana. È uno spazio particolarmente significativo: solo da questo punto ed in particolare dallo stretto piazzale antistante la facciata sud e dalla passerella a sbalzo collocata al livello superiore è possibile comprendere pienamente la tragedia del Vajont.
Ci si trova infatti esattamente di fronte alla cicatrice lasciata dall’enorme frana che nel 1963 si staccò dal monte Toc, provocando il disastro; la facciata stessa porta ancora oggi le tracce dell’inondazione, che raggiunse e investì l’edificio, danneggiandolo. Questa facciata si configura quindi come limine, come confine, come punto esatto di confine tra la storia tragica e una nuova progettualità che si esprime attraverso l’arte. Proprio per questa sua natura di limine si è deciso di proporre per questo spazio un’opera a carattere installativo e temporaneo: l’opera realizzata con tecnologia luminosa viene lasciata sulla facciata per un periodo di sei-dodici mesi.

Kindergarten, (turn) on, progetto per a call for a wall
Kindergarten, (turn) on, progetto per a call for a wall
Kindergarten, (turn) on, progetto per <em>a call for a wall</em>
Kindergarten, (turn) on, progetto per a call for a wall