PROGETTI | SMArt- Sustainable Mountain Art

smart programme: IMMAGINI PER DARE VOCE ALLE SFIDE AFFRONTATE DALLE REGIONI MONTANE

Il Progetto SMArt è stato avviato nel 2014 dalla Foundation for the Sustainable Development of Mountain Regions (FDDM) presso Sion in Svizzera con l’obiettivo di creare un network di artisti, residenze, istituzioni culturali impegnati nel definire un piano di sviluppo sostenibile delle aree alpine. Questo sviluppo non usa la ricostruzione, lo stravolgimento, come suoi mezzi ma l’esplorazione artistica coinvolta e sentita, dove gli artisti sono chiamati ad assumere il punto di vista degli abitanti sulla cultura e i problemi dell’area.

Sierre, 21.11.17, Galerie MAXXX Project Space – Sustainable Mountain Art (SMART) – Vernissage Juan Arias: Le loup à notre porte.

La fotografia grazie a SMArt diventa sia mezzo di ricerca artistica che tocca in profondità la vita e i problemi delle popolazioni locali, dell’ambiente, e le alternative di uno sviluppo sostenibile, sia proposta di un nuovo modo di vivere la montagna: come ricchissima fonte di arte e di vita, la cui frequentazione non deve limitarsi allo sfruttamento turistico e sportivo. Ci viene sottoposto un messaggio- la montagna deve essere salvaguardata e l’arte può esserne medium di sviluppo per farla conoscere e dare sensibilità al grande pubblico nei suoi confronti.

Attraverso il linguaggio della fotografia SMArt propone ai suoi artisti di esprimere le problematiche e sfide che le regioni montane devono affrontare. I progetti fotografici degli artisti chiamati esplorano il luogo e la sua popolazione, dando voce a un mondo marginale e spesso dimenticato. SMArt chiama infatti artisti dal Sud e l’Est del mondo, dove le stesse problematiche, anche in aree montane, sono condivise, e collabora con artisti e comunità locali, i quali durante la loro permanenza sono chiamati a elaborare un punto di vista sulle problematiche del luogo.

Mathildenspitze da Symbiosis di Sharon Castellanos
Esposizione di Symbiosis di Sharon Castellanos, Alter Werkhof, Brig Esposizione di Symbiosis di Sharon Castellanos, Alter Werkhof, Brig

La ricerca degli artisti viene focalizzata su quattro temi centrali, che sono il fulcro di uno sviluppo sostenibile delle aree alpine: cambiamento climatico, risorse idriche, biodiversità e sicurezza alimentare, migrazione. Sono queste problematiche diffuse ed estese a tutte le aree montane del mondo: è quindi fondamentale agire alla sensibilizzazione verso uno sviluppo sostenibile mirato alla salvaguardi adell’ambiente naturale alpino, le sue tradizioni, la sua cultura.“The mountains are also cultural, spiritual and leisure sites. / Le montagne sono anche luoghi di cultura, spirito, piacere.”

Juan Arias, The Wolf At The Door

Come si comporta un lupo? Quali sono le conseguenze della sua presenza nelle montagne di Valais ? Quali sono i mezzi con cui si cerca di difendersi o al contrario di difenderlo? Limitarne la presenza, lasciarlo libero di riprodursi? Ma cosa rappresenta antropologicamente la figura del lupo?

Tra le ricerche fotografiche degli artisti di SMArt, The Wolf At The Door di Juan Arias, elaborato durante la residenza di Sierre, grazie al programma SMArt, esplora la relazione tra uomo e natura selvatica, in particolare tra uomo e lupo, pensato come nemico, amico, risorsa.

Il fotografo colombiano ha tratto ispirazione per la sua ricerca dalla notizia dell’uccisione di una lupa in Val d’Anniviers, vittima del bracconaggio. Da qui si è sviluppata una riflessione sul nostro rapporto con la natura selvatica che abbiamo sradicato dal suo luogo di origine per poi cercare di estirparla nuovamente a un suo primo tentativo di ritorno: la lupa in questione, il lupo, l’animali non addomesticato diventa simbolo delll’Altro che il paese fa fatica ad accettare, rivela una violenza nei confronti del cambiamento che il fotografo interpreta come racchiusi nel lupo- qualcosa che non si può e non si deve controllare, con cui si può solo cercare di convivere.

Attraverso la  nostra relazione con il lupo, che diviene quindi quasi animale simbolo,  Juan Arias vuole rendere il legame dell’uomo con la natura più selvaggia, nella sua dimensione per noi più incontrollabile. Il lupo è l’immagine di una paura ancestrale, quella del ferino, ma anche di una paura modernissima, che è quella dell’incontrollabile, del mistero della natura che sfugge al nostro controllo. Seguire attraverso la serie di fotografie una figura di lupo “mitico”, che ora è nostra guida, ora è protagonista assente, ci fa compiere un percorso in quella che è la storia e il presente di Valais, con i suoi cambiamenti faticosi e a volte radicali.

In un certo modo, Juan Arias ci mette davanti a una “radiografia” della contemporanea società di Valais rivelandone le paure, gli antagonismi, le preoccupazioni, seguendo i passi immaginari del lupo ma uno sguardo pienamente antropologico: renderci conto, come genere umano, come cultura, come singoli individui, di non poter detenere per sempre il potere assoluto, la ragione, il controllo, può portarci alla violenza e all’ annichilimento, oppure al tentativo di una convivenza con l’altro, una rinascita, un nuovo sviluppo.

immagini durante la preparazione

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